Dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 il muro di Berlino cinse Berlino ovest e attraversò, come una fascia ermetica, l’intero centro cittadino. Il muro doveva impedire la fuga dei berlinesi dell’est e dei cittadini della DDR all’ovest. Tuttavia, visto che il muro non riusciva ad arrestare le fughe all’ovest, a partire dal 13 agosto 1961 la SED fece costruire numerose opere edili di confine e ulteriori recin-zioni e trasformò il muro in un articolato sistema di sbarramento a più livelli. All’ovest la fascia di confine fu chiamata “fascia della morte”, perché lì persero la vita almeno 136 persone. Nel 1989, a suggellare il declino della DDR cadde il muro, con cui per anni la SED aveva cercato di mantenere il potere nella RDT. La caduta muro rappresentó l‘inizio del declino definitivo della SED.

Con l’espressione caduti al muro di Berlino (in tedesco Todesopfer an der Berliner Mauer, Maueropfer o Mauertote) vengono indicate le persone che hanno perso la vita tra il 13 agosto 1961 ed il 9 novembre 1989 nel tentativo di oltrepassare il muro di Berlino, sia sotto i colpi della polizia di frontiera, che aveva l’ordine di sparare, sia in seguito ad incidenti.

Sul numero delle vittime vi sono dati diversi. Secondo i dati forniti dal Centro di Ricerca sulla Storia Contemporanea (ZZF), finanziato dallo stato tedesco, ci furono almeno 138 vittime, di cui 98 fuggitivi, 30 che ebbero incidenti mortali o furono colpiti dalla polizia pur non avendo intenzione di fuggire e 8 soldati della polizia di frontiera in servizio. Tra le vittime non vengono conteggiate quelle che morirono di cause naturali durante i controlli – solitamente d’infarto – di cui sono conosciuti almeno 251 casi. Secondo l’associazione Arbeitsgemeinschaft 13. August, che gestisce il museo del Checkpoint Charlie, le vittime sarebbero invece 245 oltre a 38 morti naturali.